Tosca

    DIFFICILE
    Tosca
    Von Salvatore Viola

    SCHEDA DELL'OPERA

    Titolo originale: Tosca.
    Autore: Giacomo Puccini.
    Libretto: Luigi Illica (1857-1919) e Giuseppe Giacosa (1847-1906).
    Prima rappresentazione: 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi, il Teatro dell’Opera di Roma.
    Fonte letteraria: Tosca è tratta dall’omonimo dramma in cinque atti del francese Victorien Sardou (1831-1908), rappresentato per la prima volta a Parigi il 24 novembre 1887. Nella parte di Flora Tosca, la grande Sarah Bernhardt.

    “Penso alla Tosca”

    Più del dramma di Sardou, al quale Puccini assiste a Milano (il 14 febbraio 1889) e a Torino (il 17 marzo 1889), a stregarebetörenstregare il grande maestro toscano dev’essere stata la sua l’interprete m./f.Darsteller/ininterprete, la “divinogöttlichdivina” per eccellenza Sarah Bernhardt. Il francese di Puccini all’epocadamalsall’epoca era infatti piuttosto scarsoschwachscarso, quindi deve avere solo intuireerratenintuito lo lo svolgimentoAblaufsvolgimento della la vicendaBegebenheitvicenda. sia come siawie dem auch seiSia come sia, tra Puccini e Tosca è amore a prima (o a seconda) vista, tanto che scrive a Giulio Ricordi, il suo l’editore m.Verlegereditore: “Penso alla Tosca”… E lo prega, nella stessa lettera, di avviare le praticheSchritte einleitenavviare le pratiche per ottenere da Sardou il permesso di ricavare dal suo lavoro un’opera lirica. L’annuncio al pubblico si legge nella Gazzetta musicale, settimanale milanese edito dallo stesso Ricordi, il 13 dicembre 1891: “G. Ricordi & C. Editori in Milano (…) annunciano di aver acquistato da Vittoriano Sardou il il dirittoGenehmigungdiritto di ridurrehier: vertonenridurre in dramma lirico: LA TOSCA.” incaricatobeauftragtIncaricato di scrivere l’opera, continua il giornale, è Giacomo Puccini, su libretto di Luigi Illica. Illica si mette subito al lavoro, anche se l’autorizzazione di Sardou arriva solo alla fine del 1893 e a favore non di Puccini, bensì del compositore torinese Alberto Franchetti. Franchetti però, dopo qualche mese, rinuncia all’incarico e Ricordi “ripiegareausweichenripiega” di nuovo su Puccini. Siamo nel 1895. Giuseppe Giacosa viene invitato a collaborare con Illica alla la stesuraFassungstesura del libretto. Tra scrittura, correzioni e il rimaneggiamentoUmarbeitungrimaneggiamenti, il lavoro entrare nel vivozum Kern kommenentra finalmente entrare nel vivozum Kern kommennel vivo. Nessun dettaglio è lasciato al caso. Nel 1896, con una lettera a Illica, Puccini annuncia: “Incominciata Tosca”. Anche la la gestazioneBearbeitunggestazione della partitura è lunga e travagliatomühseligtravagliata. Puccini, in cerca dell’ispirazione, si sposta da un luogo all’altro. Da Villa Mansi a Monsagrati (Lucca) a Boscolungo (Pistoia), dove lavora alla partitura del terzo atto, che completa alle “4:15 di mattina” del 29 settembre 1899 a Torre del Lago (Lucca). Non mancano naturalmente le discussioni, in particolare sul finale, sia con Sardou – che Puccini, in una lettera a Ricordi, chiama “il Mago” – sia con lo stesso Ricordi, che rimprovera al Maestro di non rendere giustiziagerecht wirdenrendere giustizia alla grandezza dei personaggi nel duetto tra Tosca e Cavaradossi. Non solo: “Ho trovato uno de’ più bei lo squarcioAusschnittsquarci di poesia lirica, quello delle mani [scena terza, n.d.r.], sottolineato semplicemente da una melodia, pure frammentariobruchstückhaftframmentaria e modestoanspruchslosmodesta, e per colmozu allem Überflussper colmo, un pezzo talis et qualis dell’Edgar [opera scritta da Puccini nel 1888, n.d.r.]!!”. Nell’ottobre del 1899 la partitura è completa. Pochi mesi dopo, il 14 gennaio 1900, giorno della prima, gli applausi scrosciantehinwegfegenscroscianti del pubblico – a cominciare da quelli della regina, la bellissima Margherita di Savoia – spazzare viahinwegfegenspazzano via, una volta per tutte, i dubbi di Ricordi.

    Vissi d’arte

    Vissi d’arte, vissi d’amore,
    non feci mai male ad anima viva!
    Con man furtiva
    quante miserie conobbi, aiutai.
    Sempre con fe’ sincera,
    la mia preghiera
    ai santi tabernacoli salì.
    Sempre con fe’ sincera
    diedi fiori agli altar.
    Nell’ora del dolore perché,
    perché, Signore, perché
    me ne rimuneri cosi?
    Diedi gioielli
    della Madonna al manto,
    e diedi il canto agli astri,
    al ciel, che ne ridean più belli.
    Nell’ora del dolore perché,
    perché, Signor,
    perché me ne rimuneri cosi?

    Ich lebte für die Kunst, für die Liebe,
    tat nie einem Menschen etwas zuleide.
    Offen hatte ich die Hände für die Armen,
    half ihnen in ihrem Unglück.
    In tiefem Glauben trat ich immer
    mit meinen Gebeten
    an den heiligen Altar,
    in tiefem Glauben schmückte ich
    ihn immer mit Blumen.
    Warum, mein Gott, warum,
    entlohnst du es mir so
    in dieser Stunde des Schmerzes?
    Schmuck gab ich
    der Madonna ans Gewand,
    schickte meinen Gesang zu den Sternen
    am Himmel, auf daß sie heller strahlten.
    Warum, mein Gott, warum
    entlohnst du es mir so
    in dieser Stunde des Schmerzes?


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