Sicilia: un viaggio nel mito

    DIFFICILE
    Selinunte
    Von Maria Cristina Castellucci

    La Sicilia è terra di miti, molto spesso “testimoniarebezeugentestimoniati” da fenomeni naturali o utilizzareverwendenutilizzati per spiegare la singolare bellezza dei luoghi. La stessa isola sarebbe sorreggerestützensorretta dal gigante TifeoTyphonTifeo, imprigionatoeingesperrtimprigionato sotto l’Etna e indicato dalla tradizione come il “vero” il responsabileVerantwortlicherresponsabile delle l’eruzione (f.) vulcanicaVulkanausbrucheruzioni vulcaniche. di fattofaktischDi fatto non c’è località che non rivelareverratenriveli qualche il legameVerbindunglegame con le storie d’amore, di guerra, la seduzioneVerführungseduzione e l’ingordigiaGieringordigia della mitologia antica. Ne abbiamo raccolte alcune e ve le presentiamo perché siamo convincereüberzeugenconvinti che il fascino delle la divinitàGottheitdivinità mediterranee non possa lasciare indifferentegleichgültigindifferente neppure il viaggiatore più pragmatico.

    Agrigento
    Il mito di Acamante e Fillide

    Agrigento

    La mitologia è piena di storie d’amore, più o meno fortunate, come quella di AcamanteAkamasAcamante e FillidePhyllisFillide. Quest’ultima, figlia di Teseo, l’eroe che aveva sconfiggerebesiegensconfitto il Minotauro, giovanissima si innamorò ricambiatoerwidertricambiata di Acamante, un impavidounerschrockenimpavido il guerrieroKriegerguerriero. Il il dovere delle armiWaffenpflichtdovere delle armi richiamò quest’ultimo alla guerra, costringendolo a lasciareverlassenlasciare la povera Fillide che, angosciatoangsterfülltangosciata, scendeva in spiaggia ogni giorno, sperando di vedere all’orizzonte le la naveSchiffnavi che le avrebbero riportato l’amato. I giorni diventarono settimane, mesi e anni, finché Fillide, ormai certa che Acamante non sarebbe più tornato, morire di crepacuorean gebrochenem Herzen sterbenmorì di crepacuore. GiunoneJunoGiunone, divinità protettrice degli gli amori (pl.) fedelitreue Beziehungen, Eheamori fedeli, trasformò la giovane in un il mandorloMandelbaummandorlo spogliokahlspoglio. Qualche tempo dopo, passato l’inverno ma non ancora giunta la primavera, Acamante finalmente tornò. Non era morto in la battagliaSchlachtbattaglia, né aveva dimenticato Fillide. Riconoscendo l’amata fra quei il ramoZweigrami vizzowelkvizzi, abbracciò il il troncoStammtronco piangendo disperato. L’albero, prodigiosamenteauf wundersame Weiseprodigiosamente, al il toccoBerührungtocco dell’amato si ricoprì di delicati, bellissimi fiori bianchi. Il il miracoloWundermiracolo della la fiorituraBlütefioritura dei mandorli, ancora nel cuore dell’inverno, rinnovarsisich wiederholensi rinnova in Sicilia ancora oggi e si ammira, spettacolare, nelle campagne. Ad Agrigento ha ispirareanregenispirato la grande Festa del Mandorlo in fiore, che svolgersistattfindensi svolge ogni anno durante il periodo di fioritura. Molti eventi della festa si svolgono nella bella Valle dei Templi, un vastoweitläufig, großvasto parco archeologico, il Patrimonio UnescoUnesco-WeltkulturerbePatrimonio Unesco, che custodisce i resti dell’antica colonia greca di Akragas, fra cui il Tempio della Concordia, praticamente intatto come 2.500 anni fa, antichi il quartiereViertel, Stadtteilquartieri e il bel giardino della Kolymbethra. Il parco è molto grande e comprendereumfassencomprende zone dedicate alla produzione di vino e olio, acquistabili nei negozietti presso le biglietterie. Molto gradevoleangenehm, nettgradevole è anche la passeggiata nel centro storico di Agrigento, fondatogegründetfondato nel Medioevo, dove nel il tessuto urbanoStadtstrukturtessuto urbano è ancora ben leggibile l’l’improntaPrägung, Spurimpronta saracena, con le vecchie case in pietra disposte lungo un labirinto di vicoli e la scalettakleine Treppescalette.

    ECHT TOLL!
    La Scala dei Turchi

    Scala dei turchi

    Uno dei luoghi più caratteristici della Sicilia è la Scala dei Turchi, una parete rocciosa a picco sul mare. Ha un colore bianco puro dovuto alla marna, una roccia sedimentaria calcarea. Il nome deriva dalla sua naturale forma a gradini e dalle incursioni di pirati arabi, comunemente detti turchi, che ormeggiavano lì le loro barche.

     

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