Norma

    DIFFICILE
    Norma
    Von Salvatore Viola

    IN BREVE

    Titolo originale: Norma (1831)
    Autore: Vincenzo Bellini (1801-1835)
    Libretto: Felice Romani (1788-1865)
    Prima: 26 dicembre 1831 al Teatro alla Scala di Milano
    Fonte: Norma ou L’infanticide, tragedia in versi di Alexandre Soumet (1786-1845), rappresentata al Teatro dell’Odéon di Parigi il 6 aprile 1831

    "Fiasco! Fiasco!"

    Per farsi un’idea del teatro non tanto come istituzione, ma soprattutto come luogo di lo svagoZeitvertreib, Unterhaltungsvago, è sufficiente sfogliaredurchblätternsfogliare i grandi romanzi dell’l’Ottocento/ il Settecento19./18. JahrhundertOttocento e qualcuno di fine Settecento. Benché riservato alle classi più elevatogehobenelevate – dunque all’aristocrazia e, soprattutto, a una nuova la borghesiaBürgertumborghesia in forte ascesastark aufsteigend/ wachsendin forte ascesa –, lo spettacolo teatrale, a partire dall’opera, assumereannehmenassunse infatti i il carattereMerkmal, Zeichencaratteri dell’evento popolare. I cantanti erano veri e propri “divi”, con quelli che oggi chiameremmo i loro fan, organizzati in la claqueGruppe von Claqueurenclaque rumorosissimosehr lärmendrumorosissime che recarsisich begebensi recavano a teatro non solo per applaudire i loro il beniaminoLieblingbeniamini, ma anche, spesso e volentieri, per fischiare(aus)pfeifenfischiarne i rivali. È quello che capitarepassierencapitò il 26 dicembre 1831 al Teatro alla Scala di Milano, alla la primaErstaufführungprima della Norma di Vincenzo Bellini. Un gruppo di spettatori ostileablehnend, feindlichostili a Giuditta Pasta, il soprano che quella sera vestire i pannieine Rolle spielenvestiva i panni di Norma, si misero a fischiare. “Ti scrivo sotto l’l’impressione f.Eindruckimpressione del dolore che non posso esprimerti, ma che tu solo puoi comprendereverstehencomprendere. Arrivo dalla Scala; prima la rappresentazioneAufführungrappresentazione della Norma. Lo crederesti... Fiasco!!! Fiasco!!! solennegehörigSolenne fiasco!!!” Così, subito dopo la rappresentazione, Bellini scrisse all’amico fraternobrüderlichfraterno ed ex compagno di conservatorio Francesco Florimo (1800-1888). Eppure, per quest’opera scritta in poco più di tre mesi, aveva dato il meglio del suo talento creativo. Non solo! Per la parte della protagonista era riuscito a far scritturareengagierenscritturare una delle più note e apprezzate cantanti del momento: il soprano Giuditta Pasta, appuntoebenappunto. Bellini essere reduce dazurück sein von, überstanden habenera reduce da una serie di successi. Era uno di quei compositori ai quali l’impresarioImpresario, Theateragentimpresari e cantanti non potevano dire di no. Cos’era accaduto? Quasi certamente il pubblico era rimasto spiazzatoverwirrtspiazzato da alcune scelte fuori dai canoniunüblichfuori dai canoni. In chiusura del primo atto, ad esempio, non era stata capita la la rinunciaVerzichtrinuncia al “solito” il concertatogroße Opernszene mit mehreren Hauptfiguren und meist auch mit Chorconcertato, con il coro sul il palcoscenicoBühnepalcoscenico, per lasciare spazio ai tre solisti. Dallo studio dei manoscritti i musicologi dedurreableitendeducono che fino alla fine persino Bellini non fu sicuro dell’l’opportunitàAngemessenheitopportunità di quella la sceltaEntscheidungscelta. La recensione apparsoerschienenapparsa sul numero 155 del periodico L’Eco. Giornale di scienze, lettere, arti, mode e teatri, uscito il 29 dicembre, parla chiaro: “Il pubblico, il quale certamente si aspettava di sentir chiudere il primo atto con un finale di gran genere, si trovò delusoenttäuschtdeluso, e fu mal contentounzufriedenmal contento di veder cadere il il siparioVorhangsipario dopo un terzetto di non grande effetto”. Queste piccole l’incomprensione f.Unverständnisincomprensioni inizialeanfänglichiniziali non impedireabhalten, hindernimpedirono comunque alla Norma, rappresentazione dopo rappresentazione, di entrare nelle la graziaGunstgrazie del pubblico, per essere considerata infine il vero il capolavoroMeisterwerkcapolavoro di Bellini.

    L'aria più famosa

    Norma è conosciuta dal grande pubblico soprattutto per la la cavatinaCavatine, schlichte Opernariecavatina della IV scena del primo atto: Casta Diva, forse uno dei brani d’opera più famosi, anche perché quasi immediatamenteumgehendimmediatamente viene associareassoziierenassociata alla voce immortaleunvergänglichimmortale della divina Maria Callas. Norma fa il suo ingresso in scena, circondatoumgebencircondata dalle sue la vestaleVestalin, Novizinvestali e seguita dai druidi capeggiatoangeführtcapeggiati dal padre Oroveso. I druidi vogliono ribellarsi a Roma e chiedono il il responsoOrakelspruchresponso della dea Luna, di cui Norma è gran la sacerdotessaPriesterinsacerdotessa. Dopo una discussione in cui dirsi contrario a qc.etw. ablehnensi dice contraria alla guerra contro la potente Roma, Norma si rivolge direttamente alla Luna.


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