Il lato selvaggio della Toscana

    DIFFICILE
    Wilde Toskana
    Von Marina Collaci

    Quando venni a vivere in Germania, negli anni Ottanta, rendersi contofeststellenmi resi conto con sorpresa che i tedeschi, quando amavano l’Italia, stravedere per qs.für etw. schwärmenstravedevano quasi unicamente stravedere per qc.für etw. schwärmenper la Toscana. A entusiasmarebegeisternentusiasmarli erano gli olivi secolari, la natura selvaggiowild, unberührtselvaggia, la campagna brullokahl, kargbrulla e io, da brava romana di origini meridionalesüdlichmeridionali, mi stupivo e ridevo sprezzanteabfälligsprezzante. Per me “selvaggio” era il Meridione, certo non la patria di Dante e Petrarca! Mi sentivo superiore perché italiana, e invece ero solo un po’ ignorante. Non che non amassi la Toscana, tutt’altro, però avevo negli occhi solo gli immensi il capolavoroMeisterwerkcapolavori artistici di Firenze, Lucca o Pisa; i paesi perfetti e meravigliosi del Senese, ricchi di opere d’arte, ma soprattutto animatobeseeltanimati da una la passione civilestarkes sozialpolitisches Engagementpassione civile che soltanto lì potevo trovare. adorare(abgöttisch) liebenAdoravo e frequentavo le rappresentazioni del il Teatro Poveroin den Sechzigerjahren in Monticchiello entstandene LaientheatergruppeTeatro Povero di Monticchiello e mi sembrava sbalorditivoerstaunlichsbalorditivo il fatto che un intero paese – vecchietti, bambini, casalinghe, contadini – facesse teatro e tutto l’anno discutesse di argomenti scottantebrennend, heißscottanti per poi mettere in scenainszenierenmetterli in scena in maniera artistica e originale. Amavo ascoltare i il poeta contadinoBauerndichterpoeti contadini di Arezzo, che improvvisavano in l'ottava rimaitalienische Stanze (typ. Versform der Poesie im 14. Jh.)ottava rima. Una volta mi dissero: “Scusaci, dobbiamo andare dal Piero!” accodarsisich anschließenMi accodai, convintoüberzeugtconvinta che andassero a casa di un amico, e poi scoprii che in realtà andavano a cantare sotto le opere del grande Piero della Francesca. Dov’era il selvaggio, in tutto questo?

    Eppure un bel giorno, quando ormai mi sembrava impossibile cambiare opinione, ho dovuto ricredersiseine Meinung ändernricredermi. È successo grazie a una gita in Lunigiana, sulle alte cime dei monti da dove si estrarreabbauenestrae il marmo di Carrara. E poi durante un successivo viaggio in Garfagnana, nei paesi tagliato fuori dal mondovon der Welt abgeschnittentagliati fuori dal mondo e circondatoumgebencircondati dai boschi; e ancora nella regione naturale e storica del Casentino, fra i borghi abbandonatoverlassenabbandonati dove l’l'ululatoGeheulululato dei lupi risuonareertönenrisuona nella notte; nelle miniere del Monte Amiata e nei canyon sperdutoabgelegensperduti della Maremma; persino sulla costa, il lato selvaggio della Toscana rivelarsisich erweisensi è rivelato anche a me in tutte le sue la sfaccettaturaFacettesfaccettature. Un giorno che uscivo dal mare, nel Parco dell’Uccellina, imbattersi instoßen aufmi sono imbattuta in una volpe che passeggiava sulla la battigiaStrandliniebattigia come se niente fosse. Poco più in là, trotterellarehier: trottentrotterellava un’intera famiglia di il cinghialeWildschweincinghiali. Ho dovuto arrendersikapitulierenarrendermi: i miei amici tedeschi avevano ragione. In Toscana tutto conviverenebeneinander existierenconvive, l’alta cultura, il piccolo paese, montagne che sembrano le Alpi, le foreste, le località turistiche alla modaangesagt, modernalla moda e il mare più selvaggio.

     

    Den vollständigen Artikel finden Sie in der Adesso-Ausgabe 11/20.

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