Governo: quanto conta il premier Conte?

    Premier Conte
    Von Michael Braun

    Il Presidente del il consiglio dei ministriKabinett, MinisterratConsiglio dei Ministri dirigereleitendirige la politica generale del il governoRegierungGoverno e ne è responsabileverantwortlichresponsabile. Mantiene l’unità di l’indirizzo politicoRichtlinienkompetenzindirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.

    L’articolo 95 della la costituzioneVerfassungCostituzione italiana è perentoriodeutlichperentorio nel definire il ruolo del presidente del Consiglio. Se i ministri formano un’orchestra, lui ne è il direttore, colui che tiene insieme la la compagineMannschaftcompagine. Gli altri saranno pure responsabili “individualmente degli l’attoHandlungatti dei loro il dicasteroMinisteriumdicasteri”, siano essi la la SanitàGesundheitswesenSanità, l’l’EconomiaWirtschaftEconomia o l’l’Istruzione f.BildungIstruzione, come recitarelautenrecita lo stesso articolo, ma quello che comandarebefehlencomanda in ultima istanza è il presidente del Consiglio. Almeno sulla carta, ma come stanno le cose nella realtà? Giuseppe Conte, premier dell’l’esecutivoExekutiveesecutivo nato il 1° giugno 2018 grazie al il pattoPaktpatto fra il Movimento 5 Stelle (M5S) e la Lega, comanda davvero? Certo, quando si è presentato al senato per tenere il suo il discorsoRedediscorso programmatico è stato osannarebejubelnosannato come pochi suoi il predecessoreVorgängerpredecessori. I senatori hanno interrotto le sue parole con forti applausi ben 61 volte. Ma quegli applausi erano davvero per lui? O non erano piuttosto rivolgererichtenrivolti ai due uomini seduti rispettivamentebeziehungsweiserispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra? Luigi Di Maio, leader dei Cinque stelle, e Matteo Salvini, segretario della Lega, oltre a essere stati nominareernennennominati vicepremier guidano due ministeri di pesogewichtigdi peso, il primo il “superministero” del Lavoro e dello lo sviluppoEntwicklungSviluppo economico, il secondo quello dell’Interno. Molti, in Italia, si sono chiesti subito se Conte, formalmente a capo dian der Spitzea capo del governo, non fosse nei fatti sottoporreunterstellensottoposto ai suoi due vice.

    Politicamente Conte viene dal nulla. L’l’avvocatoRechtsanwaltavvocato pugliese non ha mai ricoperto nessuna la caricaAmtcarica politica. Non essendosi candidato alle le elezioni pl.Wahlenelezioni del 4 marzo non è parlamentare e non disporreverfügendispone di battaglioni propri nei gruppi della sua coalizione, né nel M5S che lo ha proposto come presidente del Consiglio, né tantomenogeschweige denntantomeno nella Lega. Non sorprende se, sin dai primi giorni del suo governo, il Fatto Quotidiano ha battezzaretaufenbattezzato il suo esecutivo “SalviMaio” e se dopo il primo mese a palazzo Chigi il settimanale L’Espresso ha definito Conte addirittura “premier invisibileunsichtbarinvisibile”.

    e dire cheund dabeiE dire che l’Italia, negli ultimi decenni, ha visto ben altri primi ministri! Basta pensare al socialista Bettino Craxi, al governo dal 1983 al 1987, a suo tempo disegnatogezeichnetdisegnato dal famoso il vignettistaKarikaturistvignettista Giorgio Forattini con gli stivali e la camicia nera del Duce perché (essere) incline a qc.zu etw. neigenincline a uno stile ruvidoderbruvido, se non autoritario, che non lasciare dubbikeine Zweifel aufkommen lassennon lasciava dubbi su chi comandasse nel consiglio dei ministri; a Silvio Berlusconi, premier nel 1994, poi dal 2001 al 2006 e di nuovo dal 2008 al 2011, dominus assoluto del suo partito Forza Italia e a suo tempo leader incontrastatounangefochtenincontrastato del centrodestra italiano; a Matteo Renzi, che con piglio decisionistamit entscheidungsfreudigem Gehabecon piglio decisionista è riuscito a scalareerklimmenscalare il Partito democratico fino al il verticeSpitze, Gipfelvertice e poi, dal 2014 al 2016, a prendere le redinidie Zügel in die Hand nehmenprendere le redini del governo. Conte, invece, dovereverdankendeve il suo incarico soltanto ai veti incrociatohier: gegenseitigincrociati fra Di Maio e Salvini. Nessuno dei due voleva accettare l’altro come presidente del Consiglio ed è stato necessario scendere a un compromessoeinen Kompromiss eingehenscendere a un compromesso, ma un minuto dopo entrambi riprendersi la scenadie Bühne wieder für sich einnehmensi sono ripresi la scena.

    Matteo Salvini, a capo della Lega da quattro anni, ha trasformato la vecchia Lega Nord da forza regionalista, se non secessionista, in un partito populista di destra e nazionalista, sul modello del Front National francese. Poi, una volta arrivato al governo, ha cominciato a riempire ogni giorno i giornali e i il telegiornaleTV-Nachrichtentelegiornali di notizie sulle sue iniziative per frenarebremsenfrenare l’immigrazione, prese in piena autonomia e senza consultaresich beraten mitconsultare Conte: dalla la battagliaKampfbattaglia contro le l’Ong f.NGOOng attive nel il salvataggioRettungsalvataggio dei il profugoFlüchtlingprofughi alla chiusura dei porti italiani per le navi con migranti a bordo, al progetto di censirezählen, erfassencensire i rom presenti in Italia. Rispetto all’offensiva politica e mediaticomedialmediatica di Salvini, il M5S è sembrato afonostimmlosafono, anche se, con il 32,7% di voti presi alle ultime elezioni, è la prima forza della coalizione di governo. Poi Di Maio ha reagito, proporrevorschlagenproponendo il cosiddetto “Decreto la dignitàWürdeDignità”, che prevede varie la misuraMaßnahmemisure per arginareeindämmenarginare il lavoro precario. Si può dire che se Salvini ha sfruttareausnutzensfruttato temi cari alla destra, come l’immigrazione, Di Maio ha cercato di intestarsihier: sich zu eigen machenintestarsi politiche care ai il sindacatoGewerkschaftsindacati che un tempo erano chiamate “di sinistra” e lo ha fatto con innegabileunleugbarinnegabile successo, perché nei il sondaggioUmfragesondaggi la la maggioranzaMehrheitmaggioranza degli italiani si è dichiarata d’accordo con le sue iniziative.

    La conferenza stampa di presentazione del decreto è stata a suo modo rivelatriceentlarvendrivelatrice. Conte si è limitato a una breve introduzione, poi Di Maio ha afferrarepackenafferrato il microfono per illustrareerläuternillustrare le misure del governo, rendere chiarodeutlich machenrendendo chiaro a tutti che quelle misure si devono a lui. Nei giorni del il varoVerabschiedungvaro del suo governo, Conte aveva assicurato che non sarebbe diventato “il meroreinmero l’esecutore m.Vollstreckeresecutore” delle decisioni altruiandereraltrui, ma mentre Salvini e Di Maio, ciascuno a suo modo, hanno dato subito un’l’improntaPrägungimpronta all’esecutivo gialloverde, non si può dire la stessa cosa del premier. Sarà anche il capo del governo, ma finora non dare la minima impressionenicht den geringsten Eindruck erweckennon ha dato la minima impressione di governare l’Italia.

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    Dieser Beitrag stammt aus der Zeitschrift Adesso 9/2018. Die gesamte Ausgabe können Sie in unserem Shop kaufen. Natürlich gibt es die Zeitschrift auch bequem und günstig im Abo.

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