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    Germania – il paese di Bengodi?

    MEDIO
    Adesso 3/2018
    Collaci Braun
    Von Marina Collaci

    Er: Michael Braun, 59, Journalist und Italien-Korrespondent der Berliner Tageszeitung (TAZ), Deutscher, lebt und arbeitet in Rom; Sie: Marina Collaci, 51, Journalistin beim WDR (Westdeutscher Rundfunk), echte Römerin, lebt und arbeitet in Rom.

    Ein Ehepaar, zwei Nationalitäten und zwei Sichtweisen auf verschiedene Aspekte des Alltags in Italien: Manchmal kracht es, manchmal nicht.

    Marina: Sai che il fruttivendolo sotto casa ha chiuso?
    Michael: Immagino, non reggerestandhaltenreggeva la concorrenza con i supermercati e con i ragazzi del Bangladesh che chiudono tardi e sono aperti la domenica e durante le festean den Feiertagendurante le feste.
    Marina: Sì, ma non conosci il suo nuovo progetto. È partito con tutta la famiglia per Berlino.
    Michael: Per Berlino? Che strano! Non mi ha mai parlato in tedesco…
    Marina: E infatti non sa una parola di tedesco.
    Michael: Ah! E cosa va a fare a Berlino?
    Marina: A cercare fortunasein Glück versuchencercare fortuna!
    Michael: Ma… conosce qualcuno?
    Marina: No, ma ha visto tanti programmi TV che mostrano la Germania come un paese ricco, che riconoscereanerkennenriconosce il talento e premiarebelohnenpremia la la volontàWillevolontà di fare. Ha chiudere baracca e burattinialles stehen und liegen lassenchiuso baracca e burattini ed è partito.
    Michael: Ha fatto almeno un corso di tedesco?
    Marina: macchéach woher!Macché. A dire il vero essere preoccupatosich Sorgen machensono un po’ essere preoccupatosich Sorgen machenpreoccupata, ma lui era così felice di partire, così sicuro di trovare in Germania una vita migliore…
    Michael: Fai bene a preoccuparti. Se non sa un parola di tedesco, ho i miei dubbi che troverà lavoro. Fra due mesi ritorna. scommetterewettenScommettiamo?
    Marina: No. Perderei, sono talmente tanti gli italiani che partono per cercare lavoro in Germania... Sono passata in autunno davanti al Goethe Institut, qui a Roma, e sono rimanere stupitoüberrascht seinrimasta stupita. C’era la la filaWarteschlangefila di ragazzi in attesa diwartend aufin attesa di iscriversi. rendersi contosich vorstellen könnenTi rendi conto? La fila! Non avevo mai visto una cosa del genere. Mi sono messa a chiacchieraretratschenchiacchierare con alcuni di loro, molti laureatostudiertlaureati, tutti in procinto dihier: bereit umin procinto di partire. Pensi che abbiano una speranza?
    Michael: Non lo so. A Berlino ho conosciuto una ragazza italiana, laureata, che faceva mille lavoretti per sbarcare il lunarioüber die Runden kommensbarcare il lunario. Si aspettava chissà che e invece anche in Germania era una precariounsicher, prekär, befristetprecaria. Comunque non è che la Germania non offrirebietenoffra nulla. Specialmente chi lavora nell’ambito della ricerca e dell’Università ha ottime opportunità.
    Marina: Ci vuole poco. Qui in Italia l’università sfruttareausnutzensfrutta i giovani ricercatori in una maniera indegnounwürdigindegna, scandalosa; non li paga e li costringe a fare i il portaborseAktenträgerportaborse dei professori…
    Michael: Sicuramente il talento è più valorizzarezur Geltung kommen, aufwertenvalorizzato in Germania che in Italia. Però in Italia giornali e TV, quando decantareglorifizierendecantano la Germania, dimenticano una cosa. È vero che la ricchezza aumentarezunehmenaumenta, ma c’è anche una bella fetta della popolazione che fa una vita gramotrostlosgrama. Parlo di quel 30% che guadagnare una miseriaeinen Hungerlohn verdienenguadagna una miseria.
    Marina: Tipo?
    Michael: Il il conducenteFahrerconducente di un il furgone di spedizioneLieferwagenfurgone di spedizioni, la cassiera; guadagneranno forse 1.000 euro e vivono in città care come Monaco.
    Marina: O Berlino, che prima era economica e sta diventando cara come Roma!

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