FOLLOW US

 

    Eine Zeitreise nach... Pompei

    DIFFICILE
    Adesso 6/2023
    Pompei
    © Serenity-H/Shutterstock.com
    Von Salvatore Viola

    Era la mia prima volta a Pompei. Mi ero preso due giorni. Sapevo che non sarebbero bastati, ma quello era il tempo che avevo a disposizionezur Verfügunga  disposizione e intendevo vedere più cose possibili. Pompei è un luogo straordinario. Il Vesuvio, che quasi 2.000 anni fa ne ha segnarekennzeichnen, hier: besiegelnsegnato il il destinoSchicksaldestino, è così vicino che sembra di sentirne il respiro. Camminare per le strade, entrare nelle case, è un’esperienza unica. Si viene come trasportare indietrozurückversetzentrasportati indietro nel tempo, a prima dell’eruzione che ha seppellirebegrabensepolto la città e chi ci abitava sotto 10 metri di la cenereAschecenere. Sembra di sentire le voci dei suoi abitanti, che vivevano, amavano, lottarekämpfenlottavano, ignaroahnungslosignari di quello che, di lì a poco, sarebbe accaduto.

    Al secondo giorno di visita, nonostante quello precedente avessi camminato per almeno cinque ore, mi pareva ancora di non avere visto nulla. Avevo a disposizione diversi l'itinerarioRouteitinerari, ma ero indecisounentschlossenindeciso. Una guida sarebbe stato l’ideale, ma erano tutte occupate. Dopo avere girare a vuotohier: ziellos herumlaufengirato a vuoto per un paio d’ore, nei pressi della Necropoli di Porta Nocera mi sedetti all’ombra di un muro di pietra, vicino a un grosso il cespuglioStrauchcespuglio di rosmarino. Quasi senza accorgermene, scivolaregleitenscivolai in un sonno profondo e feci uno strano sogno.

    – Ehi, voi! Dite! Chi siete? Che ci fate qui?
    – Che succede? Chi è Lei?
    – Come chi sono!? In città mi conoscono, o meglio, mi conoscevano tutti: sono, anzi ero, Vetuzio Placido, un piccolo il commercianteKaufmanncommerciante, vendevo vino e altri il genere di confortoGenussmittelgeneri di conforto, prima…
    – Prima?
    – Prima che qui scatenarsilosbrechensi scatenasse l’inferno!
    – Già, il Vesuvio, Pompei. Mi scusi sa, ma mi sento un po’ confuso…
    – Eh, lo vedo. dormire della grossatief und fest schlafenDormite della grossa!
    – Dunque, sto sognando.
    – Certo che state sognando!
    – Ma sembra tutto così reale.
    – Ma che reale! Vi pare che se fosse reale, io parlerei con questo accento napoletano che mi avete messo in bocca?
    – Senta signor Placido, mi farebbe piacere continuare a parlare con Lei, ma devo proprio svegliarmi per continuare il mio il giroRundgang, Tourgiro
    – Ma no, che vi svegliate a fare? Il giro potete farlo nel sogno, vi accompagno io. E quando vi ricapitarewieder passierenricapita una guida come me?
    effettivamentein der TatEffettivamente. E allora, per cominciare, perché non mi racconta com’è andata quel 24 agosto…
    – Alt! E qui vi devo subito correggere. Non era il 24 agosto, ma il 24 ottobre.
    – Ah, sì, ho sentito di uno lo studioUntersuchungstudio di qualche anno fa, che ha fatto spostareverschiebenspostare la data dell’eruzione del Vesuvio a ottobre. Nella la Casa del bracciale d'oroHaus des goldenen ArmbandsCasa del bracciale d’oro è stata ritrovata una la monetaMünzemoneta riferibilebetreffend, sich beziehend aufriferibile all’l'acclamazione f.Akklamation, Ausrufung zum Imperatoracclamazione di Tito imperatore, avvenuta a settembre, e poi c’è questa scritta a il carboncinoKohlestiftcarboncino sul muro di una casa che dice più o meno così: “Il sedicesimo giorno prima delle le calende pl.Kalendencalende di novembre, abbandonarsi a qc.sich etw. hingebensi abbandonava al cibo in modo smodatomaßlossmodato”, il che vuol dire che Pompei, il 17 ottobre, era ancora in piedi.
    – Io non so niente dei vostri studi, se vi dico che era il 24 ottobre è perché c’ero. Venite con me che ve lo spiego io come sono andate le cose.

    Mi alzai da dove mi trovavo e seguii Placido.

    [...]

    Usciti dalla casa di Placido la strada, prima desertoverlassendeserta, brulicarewimmelnbrulicava di gente. Donne, uomini e un numero impressionantebeeindruckendimpressionante di bambini che, giocando, correvano e gridavano. Una matrona romana riccamente vestita e pettinarekämmenpettinata avvicinarsiherantretensi avvicinò a noi. Nel salutarla, Placido chinareneigenchinò il capo.
    – Salute a voi, Giulia Felice!
    – Buongiorno caro Placido. Avete visto che tempo strano, oggi? E quest’l'odoreGeruchodore di le uova marcefaule Eieruova marce che sento nell’aria da stamattina presto.
    – Oh, sì, è tutto così strano oggi, donna Giulia, buona giornata.

    Placido aspettò che la donna allontanarsiweggehensi allontanasse per spiegarmi che quella era Giulia Felice, una matrona, una delle donne più ricche della città. Aveva una grande la proprietàEigentumproprietà proprio vicino all’anfiteatro.

    [...]

    a propositoapropos, übrigensA proposito, ma voi lo sapete cos’è il il postriboloBordelllupanare e perché si chiama così?
    – Sì, ma non voglio togliere a Lei la soddisfazione di spiegarmelo.
    – Il lupanare è il postribolo, e il suo nome viene da la lupaWölfin, hier: Hurelupa, che è la prostituta. A Pompei di lupanari ce ne sono un il saccoeine Unmengesacco, ma quello di Africanus, diciamo che è uno dei meglio frequentarebesuchenfrequentati.
    – Sì, è una delle grandi attrazioni per i turisti, per via degli affreschi erotici.
    – Ma guardate che gli affreschi erotici ci sono anche nelle case dei signori. Per esempio, nella Casa dei Vettii, quella con il Priapo dipingeremalendipinto sulla porta. Ah, una casa meravigliosa con un giardino bellissimo!

    [...]

    Ci avviammo lungo la strada che conduceva a Porta Vesuvio. Da lì si poteva scorgereerblickenscorgere la montagna, sulla quale si era formata come una specie di nuvola scura che le faceva da cappello. Guardai l’ora. Era mezzogiorno. All’l'incrocioKreuzungincrocio con Via della Fortuna ecco venirci incontro una giovane donna.
    – Oh, guardate chi c’è. Salve bellissima Asellina!
    – Caro Placido. È un po’ che non ci vediamo. Placido farsi tutto rossoganz rot werdensi era fatto tutto rosso in viso. Asellina era una bellissima ragazza. Il suo viso e il suo sorriso illuminareerhellenilluminavano la via di luce solare.
    – Placido, non mi presenti al tuo amico?
    – Certo. Ecco, lei è Asellina, è… sì, insomma, – disse rivolto a me – è una la collaboratriceMitarbeiterincollaboratrice di Africanus.

    [...]

    Uscimmo di nuovo in strada e vedemmo levarsi dal Vesuvio una colonna di fumo altissima. Era quasi l’una. Sentii un il tremoreBebentremore, un boato sordo e…
     

    Den ganzen Traum finden Sie in der Adesso-Ausgabe 6/23!

    Neugierig auf mehr?

    Dann nutzen Sie die Möglichkeit und stellen Sie sich Ihr optimales Abo ganz nach Ihren Wünschen zusammen.