La strage di Capaci

    DIFFICILE
    giovannifalcone
    Von Cosimo Carniani

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    1992: la strageBlutbad, Attentatstrage di Capaci. Giovanni Falcone

    Apriamo una tragica pagina della recente storia italiana, quella delle stragi di Mafia, con al centro l'omicidio del il magistratoRichter, Staatsanwaltmagistrato Giovanni Falcone.

    1992, Capaci. Il 23 maggio il magistrato Giovanni Falcone viene brutalmente assassinato con la moglie e tre agenti di scorta sull’autostrada Palermo-Trapani, presso Capaci, mentre rientra dall’aeroporto a bordo di un’auto. L’enorme quantità di tritolo fatta esplodere dai sicari apre una gigantesca voragine nell’asfalto e l’esplosione viene rilevata addirittura dai sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

    La Primavera di Palermo. Da qualche anno la Sicilia e Palermo in particolare sono in fermento. La città denuncia la criminalità organizzata con più forza e consapevolezza che in passato, dando spazio a iniziative politiche e culturali note come Primavera di Palermo. In questo clima si era svolto lo storico Maxiprocesso, che grazie a metodi innovativi e a un immenso lavoro, nel 1986 era riuscito a chiedere il rinvio a giudizio di ben 707 mafiosi, condannandone 475 l’anno seguente: uno dei maggiori successi di sempre nella lotta al crimine organizzato.

    Il ruolo di Falcone. Fondamentale era stato il ruolo di un magistrato palermitano, Giovanni Falcone, l’elemento di maggior spicco nel pool antimafia che aveva costruito il Maxiprocesso. Grazie a lui, i progressi nella comprensione e nel contrasto del fenomeno mafioso erano stati decisivi, ma i suoi metodi non piacevano a tutti. Persino il celebre scrittore siciliano Leonardo Sciascia aveva sollevato dubbi sull’utilizzo dei “pentiti”, i quali collaboravano con i magistrati in cambio di concessioni che, a suo avviso, rischiavano di avvicinare la giustizia a un mercato senza garanzie.

    L’umiliazione. Nel gennaio del 1988 era arrivato il momento di scegliere il nuovo giudice istruttore di Palermo. Tutto sembrava deciso per l’elezione di Giovanni Falcone, quando il Consiglio della magistratura, con la scusa della maggiore anzianità di servizio, gli aveva preferito l’anziano magistrato Antonino Meli. L’elezione aveva generato accese polemiche e fatto apparire Falcone isolato. Il magistrato, nonostante la situazione difficile e pericolosissima, era deciso a non arrendersi, a lottare fino alla fine.

    La dichiarazione di guerra. Con la strage di Capaci l’Italia si trova di fronte a qualcosa di nuovo, a una vera e propria dichiarazione di guerra allo stato. Anch’io, che ero solo un bambino e poco sapevo di mafia, ricordo quel giorno come se fosse ieri, per la disperazione che leggevo negli occhi di chi apprendeva la notizia. I “grandi” capivano la portata epocale dell’attentato, seguito infatti da un’orrenda serie di stragi: il 19 luglio 1992, anche Paolo Borsellino, collega, amico e compagno di Falcone nella battaglia contro la mafia, cade per mano di Cosa Nostra, che lo uccide insieme a cinque persone mentre è in visita dalla mamma, in Via d’Amelio a Palermo, con un’autobomba che distrugge un intero palazzo. La mafia fa poi esplodere altre bombe uccidendo decine di persone a Roma, poi a Firenze e Milano.

    La reazione. Il 27 luglio 1993, gli attentati cessano. Sul motivo ancora ci si interroga: la fine delle stragi faceva forse parte della trattativa che la mafia avrebbe intrapreso con le istituzioni, allo scopo di negoziare migliori condizioni per i boss in carcere? Certo è che le stragi hanno cambiato per sempre la percezione e l’atteggiamento degli italiani verso la mafia. Subito dopo Capaci, i palermitani appendono lenzuola bianche ai balconi in segno di protesta: un gesto rivoluzionario, perché l’omertà, nonostante la Primavera di Palermo, era ancora forte. È la prima di molte iniziative probabilmente impensabili prima, come “Addio pizzo”. Nel nome di Falcone e Borsellino, veri e propri martiri dell’antimafia, l’Italia intera si unisce nella lotta alla mafia, finalmente riconosciuta in tutta la sua portata e gravità. Da questo momento la mafia non è più un problema solo siciliano, ma riguarda tutto il paese. 

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