QUESTO MESE
Viaggi: Napoli
Napoli tra sacro e profano
Testo e foto di Sergio Ramazzotti / Parallelozero
Jeder Traum birgt glückverheißende Zahlen, Amulette helfen in allen Lebenslagen und ohne San Gennaro wäre die Stadt schon längst Opfer des Vesuv – Neapel, wie es leibt und lebt!
Napoli è rossa. Napoli è religiosa. È superstiziosa come nessun’altra città al mondo. Napoli è tutto e il contrario di tutto. La fede si professa in modo viscerale, sanguigno, barocco: i portali delle chiese sono adorni di scheletri, i volti dei santi hanno espressioni sofferenti e il patrono della città si manifesta con lo scioglimento del sangue contenuto in un’ampolla. La religiosità vera è lontana dagli edifici sacri: è nelle catacombe, dove sopravvive il culto dei teschi; è negli amuleti scaramantici, nella cabala dei numeri, nella simbologia dei sogni. È una fede chiassosa e pittoresca, che ha come divinità la maschera di Pulcinella , come testo sacro il manuale della Smorfia e come tempio il botteghino del lotto. Due i comandamenti: tenere lontana la cattiva sorte e inseguire la buona con ogni mezzo. Uno solo il colore che la contraddistingue: il colore della passione, della fortuna, del sangue. Il rosso.
IL PRESEPE
Prendete il Natale: a Napoli non è una celebrazione religiosa, o meglio, non solo. È soprattutto il momento di tirare fuori il presepe, di allestirlo nella stanza buona (anche se l’unica della casa), di sostituire le statuine danneggiate, di aggiungere personaggi e accessori, magari di passare a un presepe più grande. Il presepe non è una manifestazione di fede: è una scienza esatta. A casa di una famiglia che ho conosciuto occupava l’intera parete del salotto: la stanza misurava poco più di 15 metri quadri e, per allestirlo, bisognava spostare il televisore in camera da letto, dove rimaneva fino all’Epifania.
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