QUESTO MESE
Un fine settimana a...
Il palio di Siena
Testo > Francesco De Tomaso
Mit Jubel, Tränen und unbändigen Passionen feiern die Sienesen jedes Jahr wieder eines der härtesten Pferderennen der Welt, den historischen Palio di Siena.
Pensate che strano, se le beghe tra i quartieri di una grande città come Roma, Milano o Berlino non si risolvessero a suon di litigi nel chiuso delle aule comunali, tra lunghe discussioni e arzigogolati protocolli legislativi, ma in piazza, all’aria aperta, tra grandi ali di folla. E se lì in mezzo, a contendersi prestigio e potere, non ci fossero politici in giacca e cravatta, ma fantini e destrieri. Sì, ogni rione rappresentato da una squadra d’eccezione: un uomo e un cavallo. Pronti, via! Parte la pazza corsa, un brivido corre lungo la schiena, c’è chi cade, ma che importa? Tutto vale, anche se il purosangue disarciona chi lo monta, purché arrivi a quel benedetto traguardo.
Non succederà mai a Roma, a Milano o a Berlino. A Siena sì. A Siena succede da anni, da secoli: signore e signori, benvenuti al Palio, la disputa-spettacolo più importante e coreografica d’Italia. Due volte all’anno, il 2 luglio e il 16 agosto; tre giri di pista, pardon, di piazza, la celebre Piazza del Campo senese; dieci contrade, una contro l’altra; migliaia e migliaia di persone che sgomitano per avere la visuale migliore. E una certezza. Il Palio di Siena non è una manifestazione storica “riesumata” e organizzata a scopo turistico: è lo specchio fedele della vita del popolo senese, dei suoi sentimenti, del suo essere “sanguigno” e passionale.
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