QUESTO MESE
L'Italia in diretta 11/10
Quale made in Italy?
Testo > Carmen Lasorella
Durch die Mechanismen der globalisierten Märkte wird aus dem “made in Italy” eine Kopie, eine Fälschung oder eine Mogelpackung – in meist zweifelhafter Qualität und zu unguten Bedingungen.
Made in Italy? Stile, qualità, bontà. E potremmo aggiungere: bellezza, eleganza, raffinatezza. E ancora: profumi, sapori, gusto. Il made in Italy è un marchio che la globalizzazione ha portato negli angoli più sperduti della terra, ovunque sinonimo delle cose che abbiamo appena detto. In valore economico, solo con riferimento alla moda e all’agroalimentare, settori di punta (ma pensate ai mobili, alle auto, alla nautica, al design, ecc.) si calcola un fatturato che supera i 220 miliardi di euro l’anno, con valori in sensibile crescita sul piano delle esportazioni. Eppure la Confindustria si lamenta, protesta la Confartigianato, la Coldiretti è in piazza. Cresce il malessere tra operai e agricoltori, mentre i piccoli imprenditori vedono nero.
Colpa della crisi? Quella che sta finendo, quella che sta incominciando, quella che si annuncia o cos’altro? È l’altro lato della globalizzazione. L’immenso mercato che travolge i confini e le culture ha introdotto una competizione selvaggia, in cui il prezzo vince sulla qualità e la massificazione schiaccia l’originalità, dove ciò che piace, che è bello, che è buono si può clonare, rifare, copiare senza regole o limiti. Si aggiusta il marchio, si cambiano gli ingredienti, si riducono le garanzie (o, ancora peggio, si eliminano), si gioca sulle parole, sui colori, si triangolano le merci. Per dirla facile: si fa una bella truffa e il gioco è fatto. Made in Italy? Più della metà dei prodotti sono contraffatti, si tratta di falsi!
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