PENSIERI E PAROLE
La dignità dei detenuti
E' rarissimo leggere una buona notizia quando si parla del sistema penitenziario italiano. L'abbiamo trovata e ci fa particolarmente piacere perché è una piccola speranza su una realtà che vede le nostre carceri ridotte in condizioni pietose: sovraffollate, a rischio di epidemie, al limite della sopportazione psico-fisica per i detenuti. La capienza dei nostri istituti di pena è ufficialmente di 43.327 persone. Al momento i detenuti sono oltre 63mila, ovvero circa 20mila persone in più.
Nel 2006 il governo dell'allora presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi approvò l'indulto, liberando migliaia di detenuti e svuotando così le carceri stracolme. Dopo tre anni, la situazione è praticamente la stessa: la maggior parte dei carcerati che allora beneficiarono dell'indulto hanno commesso nuovi reati e sono ritornati nelle carceri, ora nuovamente sovraffollate. In questa situazione di costante emergenza è difficilissimo recuperare il detenuto, prepararlo per la vita futura in libertà un volta scontata la pena. Il recupero di chi ha sbagliato è, giustamente, lo scopo del nostro sistema giudiziario. Un compito che, viste le premesse, è però molto difficile da realizzare.
Cosa fare dunque? Ricorrere all'indulto ogni volta che le carceri scoppiano? No, uno Stato serio non può permettersi una cosa simile (anche se l'Italia lo ha fatto!). Costruire nuove galere? Sì. Anche se, da sola, questa misura non risolve tutti i problemi permetterebbe almeno ai detenuti di vivere in condizioni migliori, premessa quest'ultima per un serio tentativo di recupero. Liberare i detenuti per svuotare le carceri è un'assurdità; costruire nuove carceri, investendo però al tempo stesso tempo e denaro per il recupero alla vita civile dei detenuti, è la soluzione migliore. Dove sono i soldi? Dove è la volontà?
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