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Ue: record telelavoro a Repubblica ceca, Italia in coda
Roma - (Labitalia) - Va alla Repubblica Ceca il record europeo del telelavoro. In questo Paese, infatti, ben il 15,2% degli addetti utilizza il telelavoro nella propria attività professionale. Una percentuale elevata, se si pensa che solo sette dipendenti europei su cento sono telelavoratori. Ossia lavoratori che svolgono la loro attività per almeno un quarto del tempo fuori dalla sede della propria azienda, utilizzando pc, posta elettronica, Internet e ogni altra tecnologia che permetta loro di comunicare e interfacciarsi con l'esterno. Incidenza che scende all'1,7% nella media Ue, se si considerano i telelavoratori 'full time'.
Ben al di sotto della media europea, invece, si trova l'Italia che, con appena il 2,3% di telelavoratori (0,5% a tempo pieno), occupa gli ultimi posti della classifica. Peggio del nostro Paese, infatti, si collocano solo Portogallo (1,8%), Bulgaria (1,6%) e Malta (dove l'incidenza è pari a zero). A stilare la graduatoria del telelavoro è l'Eiro, l'osservatorio della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro di Dublino, in un'indagine condotta su 30mila lavoratori di 31 Paesi (oltre alla Ue, anche Norvegia, Svizzera, Croazia e Turchia) e riferita al 2005.
In cima alla classifica, dopo la Repubblica Ceca, si trovano paesi nordici e orientali: Danimarca (14,4%), Belgio (13%), Lettonia (12,2%), Paesi Bassi (12%), Estonia (11,8%), Finlandia (10,6%), Polonia (10,3%). Ancora al di sopra della media europea sono Norvegia (9,7%), Svezia (9,4%), Austria (8,6%), Regno Unito (8,1%), Slovacchia e Grecia (entrambe 7,2%). La percentuale, invece, scende al di sotto della media in Spagna (6,9%), Lituania (6,8%), Slovenia (6,7%), Germania (6,7%), Francia (5,7%), Cipro (5,7%), Lussemburgo (4,8%), Irlanda (4,2%), Ungheria (2,8%) e Romania (2,5%).
Nonostante il livello di diffusione sia ancora basso, osserva l'Eiro, tuttavia, l'incidenza sta crescendo: nella Ue dei Vecchi 15, infatti, era appena del 5,3% nel 2000 e del 4,2% nei Paesi allora candidati a entrare nell'Unione. E i Paesi che oggi occupano i vertici della classifica sono anche quelli che in questi anni hanno conosciuta la crescita maggiore del telelavoro.
Il telelavoro è usato soprattutto in chiave 'part time'. E' più diffuso nei settori finanziario, immobiliare e assicurativo, dove quasi il 15% della forza lavoro utilizza questa modalità per almeno un quarto del tempo. A preferirlo sono più gli uomini (8,1%) che le donne (5,8%), anche perché i settori in cui è più gettonato sono a prevalenza maschile. E l'incidenza è maggiore tra chi ha un livello di istruzione superiore: un quarto dei telelavoratori ha un livello di istruzione secondaria superiore e più del 10% tra professionisti, manager e profili tecnici sono coinvolti nel telelavoro.
Ma stimare l'incidenza di questa modalità di organizzazione del lavoro, generalmente scelta per favorire la flessibilità, non è semplice, come avverte l'Eiro. Un fenomeno certamente crescente da quando, nel 2002, le parti sociali a livello europeo firmarono un accordo quadro per regolare il telelavoro, affidandone però l'applicazione alle relazioni industriali proprie di ciascuno Stato. E, se per i datori il telelavoro è visto come uno strumento per accrescere la produttività, i sindacati, sia pure generalmente favorevoli, conclude l'indagine, spesso puntano il dito contro le difficoltà che il telelavoro crea per l'orario di lavoro, la formazione e le opportunità di carriera.
Notizia concessa dal gruppo adnkronos.













