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Lo stress da lavoro e' 'rosa', donne 2 volte più colpite
Telefoni che squillano, carte che diventano torri, colleghi ansiosi e capi ansiogeni: così la scrivania diventa un inferno. E lo stress legato al lavoro colpisce milioni di europei, in tutti i settori d'impiego. In Italia, secondo uno studio promosso dalla Commissione Salute delle donne del ministero della Salute, il fenomeno è 'in rosa': interessa le lavoratrici con una percentuale doppia rispetto ai colleghi uomini, come indicato nel Primo Rapporto sullo stato di salute delle donne in Italia. Inoltre, "su circa 26.000 casi di malattie professionali denunciati all'Inail ogni anno, oltre il 21% riguarda le donne, con una media di 6.000 denunce l'anno. Ad aumentare la percentuale per le donne sono soprattutto i contratti part-time e le forme di lavoro atipico".
"Il National Institute for Occupational Safety and Health (Niosh) – spiegano gli esperti - stima che il 40% dei lavoratori ritiene il proprio lavoro stressante; il 26% dice di essere esaurito dallo stress. E tre quarti ritengono che i livelli di stress siano aumentati oggi rispetto a una generazione fa". Quanto alle cause dello stress, il 45% dei lavoratori crede che dipenda dall'insicurezza del posto di lavoro, il 61% punta il dito sull'elevato carico di lavoro e il 73% pensa che il fattore principale sia il guadagno insufficiente. "E un lavoratore su quattro dichiara di avere preso almeno un giorno di riposo per contrastare lo stress da lavoro", prosegue Bergamaschi citando dati americani. E in Italia? Secondo dati Ispesl del 2006, il 6% della forza lavorativa è stata esposta a minacce di violenza fisica, il 4% a violenze da parte di terzi e il 5% a bullismo e/o molestie. "Le recenti normative hanno posto in essere una tutela preventiva dei lavoratori anche rispetto al rischio stress - commenta Pozzi - con rilevanti implicazioni procedurali.
Sfortunatamente, a differenza dei classici rischi fisico-chimico-biologici, questo pericolo non si presta facilmente a misurazioni quantitative oggettivabili, e si estende all'intera popolazione lavorativa". Così si punta sulla collaborazione per contrastare il fenomeno. Il Network nazionale per la prevenzione del disagio psicosociale nei luoghi di lavoro è nato nel 2007, su iniziativa dell'Ispesl e grazie alla collaborazione di tanti operatori della prevenzione. Si tratta di una struttura che opera su tutto il territorio nazionale, pur nel rispetto delle singole autonomie professionali e caratteristiche locali. Il Network condivide il protocollo diagnostico e la procedura operativa che, con il consenso del soggetto, coinvolge l'impresa tramite il medico competente e il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione, come pure le strutture di vigilanza territoriali.
Notizia concessa dal gruppo adnkronos.













