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In dieci anni 700mila persone hanno abbandonato il Sud
L’Italia, dunque, continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-Nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni. I posti di lavoro del Mezzogiorno sono in numero assai inferiore a quello degli occupati. Ed è la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all’emigrazione. Complessivamente, quello che emerge dal Rapporto è un Mezzogiorno in recessione, colpito particolarmente dalla crisi nel settore industriale, che da sette anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi. Un’area periferica da cui si continua a emigrare, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti ma non si trasformano in sistema né si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri.
Nel 2008 sono stati 173.000 gli occupati residenti nel Mezzogiorno,
ma con un posto di lavoro al Centro-Nord o all’estero, 23 mila in più
del 2007 (+15,3%). Sono i pendolari di lungo raggio, cittadini a
termine che rientrano a casa nel weekend o un paio di volte al mese.
Giovani e con un livello di studio medio-alto: l’80% ha meno di 45 anni
e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato. Il 24% è
laureato. Non lasciano la residenza generalmente perché non lo
giustificherebbe né il costo della vita nelle aree urbane né un
contratto di lavoro a tempo. Spesso sono maschi, single, dipendenti
full time in una fase transitoria della loro vita, come l’ingresso o
l’assestamento nel mercato del lavoro.
Le regioni che attraggono maggiormente i pendolari sono Lombardia,
Emilia-Romagna e Lazio. Da segnalare però la crescita dei pendolari
meridionali verso altre province del Mezzogiorno, pur lontane dal luogo
d’origine: 60mila nel 2008 (erano 24mila nel 2007). Ma la crisi ha
colpito anche i pendolari meridionali. Se infatti il movimento Sud-Nord
è cresciuto nei primi sei mesi del 2008, con l’aggravarsi del quadro
economico 20mila persone sono rientrate al Sud, soprattutto donne. Rispetto ai primi anni 2000 sono cresciuti i giovani meridionali trasferiti al Centro-Nord dopo il diploma che si sono laureati lì e lì
lavorano, mentre sono calati i laureati negli atenei meridionali in
partenza dopo la laurea in cerca di lavoro. In vistosa crescita le
partenze dei laureati ‘eccellenti’: nel 2004 partiva il 25% dei
laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la
percentuale è balzata a quasi il 38%.
E la mobilità geografica Sud-Nord permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro-Nord vanno incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto. Il 50% dei giovani immobili al Sud non arriva a 1000 euro al mese, mentre il 63% di chi è partito dopo la laurea guadagna tra 1000 e 1500 euro e oltre il 16% più di 1500 euro.
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