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Dai vigili urbani a cavallo all'imprenditore benefattore, sulle scrivanie del Palazzo le proposte dei legislatori 'fai da te'
Roma - (Adnkronos) - La fantasia non fa loro difetto, e neppure la tenacia: i legislatori 'fai da te' anche in questa legislatura hanno depositato raffiche di petizioni ai palazzi del potere, ben 1.532 in soli quindici mesi, sugli argomenti più disparati. E sarà interessante vedere come si comporterà la commissione Affari costituzionali di Montecitorio quando sarà il momento di valutare la petizione di tale Giovanni Bello di Ferrara che chiede l'abolizione del divieto di ricostituire il partito fascista e contestualmente di conferire al presidente della Repubblica il potere di sciogliere i partiti politici.
Un numero consistente di petizioni giunte alla Camera e al Senato da ogni parte d'Italia riguardano temi classici del dibattito politico, dal lavoro alla scuola, dal fisco alla sanità, dai costi della politica alle riforme istituzionali. Non mancano, né sono mai mancate tuttavia, richieste alquanto stravaganti come quella depositata a Palazzo Madama dal signor Giammario Battaglia di Taranti che chiede l'introduzione nel codice civile della figura giuridica ‘dell'imprenditore benefattore'. Biagio Barberis di Eboli invece, sogna un'Italia 'nordica' sotto il profilo dell'organizzazione sociale e chiede che il nostro Parlamento legiferi perché vengano adottate politiche sociali "ispirate al modello vigente in Finlandia". Non è raro per i funzionari di Camera e Senato chiamati a dare una valutazione preventiva delle petizioni (per verificare che non vi siano frasi ingiuriose, per esempio) trovarsi sulla scrivania grappoli di richieste con la stessa firma.
Uno di questi è proprio quel Giovanni Bello che chiede di abolire il divieto di ricostituire il partito fascista. La sua firma è infatti in calce a numerose altre proposte: l'abolizione dei servizi segreti, del segreto di Stato, del Concordato con la Chiesa cattolica, delle norme in materia di assunzione obbligatoria di persone disabili; la riduzione del numero di ministri e sottosegretari; sanzioni per la violazione "del dovere di fedeltà alla Repubblica". Tra i cittadini più attivi anche il vercellese Matteo La Cara, autore di decine di petizioni: il ripristino del servizio di leva obbligatorio (anche se ridotto a soli 7 mesi); una legge che dichiari Roma 'Capitale d'Europa'; l'introduzione di un certificato che attesti "le buone condizioni psicofisiche dei parlamentari" e, dulcis in fundo, il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale e benefici economici per i cittadini che presentano petizioni. Spot pubblicitari in perfetto italiano, chiede Moreno Sgarallino di Terracina, che vuole "limitare l'utilizzo di inflessioni dialettali nella pubblicità televisiva".
E a proposito di piccolo schermo, alla Camera è arrivata anche la petizione del ligure Fabio Ratto Trabucco che chiede disposizioni di legge per la valorizzazione delle emittenti televisive "comunitarie e di quartiere", insieme a tante altre richieste come la legalizzazione delle droghe leggere, la reintroduzione della scala mobile, il riconoscimento della professione di autista soccorritore, l'istituzione del marchio 'Totally in Italy'. Il barese Salvatore Acanfora, altro stakanovista delle petizioni, vorrebbe invece squadre di vigili urbani a cavallo e in bicicletta, ma anche la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti, sanzioni pecuniarie per chi non va a votare alle elezioni, l'istituzione, presso la Camera e il Senato, di "un organo a garanzia del dialogo con gli elettori", l'istituzione del ministero per i Comuni. Non manca mai nel calderone delle petizioni la richiesta di una riforma costituzionale per l'elezione diretta del presidente della Repubblica: questa volta giunge dal marchigiano Eros Corradetti.
Il toscano Salvatore Germinara, invece, vorrebbe veder nascere un giornale pubblico, interamente finanziato dallo Stato. Curiosa, infine, la richiesta di uno dei più 'produttivi' tra i cittadini che hanno scritto al Parlamento, Matteo La Cara. Ci vogliono, a suo dire, misure "per ridurre i rischi di ingerimento accidentale dei prodotti igienico-sanitari". Alla commissione Affari sociali di Montecitorio l'ardua sentenza.













