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Altromercato, l'Italia indietro sui consumi responsabili rispetto all'Unione Europea
Roma - (Adnkronos) - L'Italia e' indietro rispetto al resto d'Europa in fatto di consumi responsabili. In particolare, per quanto riguarda i prodotti equo e solidali, il Bel Paese registra una spesa pro capite di 2 euro rispetto ai 5 euro di Francia, Germania e Austria. "Lo scontrino pro capite e' piu' basso perche' ci sono delle peculiarita' nel modello italiano" spiega all'ADNKRONOS, Chiara Bonati, presidente di Altromercato, la prima centrale di importazione del commercio equo e solidale in Italia, e la seconda nel mondo.
In particolare, in Italia "il trend di crescita e' costante. Ma non si e' verificato un 'boom' come in Inghilterra o negli Stati Uniti che hanno visto entrare nel proprio mercato multinazionali che hanno certificato determinati prodotti". In Italia, invece, non e' stato cosi'. "Nel nostro modello di mercato sopravvive la piccola distribuzion mentre in altri paesi prevale la Gdo che riesce a dare piu' spazio a questo tipo di commercio" spiega il presidente di Altromercato.
Per Bonati "molte aziende hanno trovato in questo settore un modo per accreditarsi agli occhi di un consumatore sempre piu' attento". Sono solo operazioni di marketing? "Spesso si" risponde Bonati. Il fatto che le multinazionali si interessino al commercio equo e solidale "e' positivo ma diventa un problema quando e' solo un'operazione di marketing. Ossia quando si certifica una sola piantagione" quando tutto il resto invece non rispecchia i principi base del commercio equo e solidale.
Principi che non si basano solo sul prezzo: "quello che serve ai produttori del sud del mondo e' una relazione continua. Una filiera corta, saltando gli intermediari, spesso responsabili nella definizione del prezzo". Ma in Italia c'e' anche un altro fenomeno che sta prendendo piede ed e' il chilometro zero.
Questa nuova 'passione', pero' per il presidente di Altromercato "non influisce sul commercio equo e solidale se il consumatore comprende il concetto di filiera corta. E il nostro tentativo e' proprio di spiegare questo: il chilometro zero su alcuni prodotti, come il caffe', non e' possibile ma restano importanti la trasparenza e la garanzia. I due discorsi, dunque, sono complementari".
Ma la crisi economica ha influenzato l'adesione ad un comportamento responsabile, da parte di imprese e consumatori? "La crisi non e' stato un limite. Non abbiamo registrato cali e questo per vari motivi". Primo perche', spiega Bonati, "e' un settore di nicchia. I nostri consumatori, inoltre, sono molto informati e in ultimo luogo perche' il commercio equo e solidale in un periodo di crisi rappresenta un'alternativa che garantisce alcuni principi".
Notizia concessa dal gruppo adnkronos.
Su you tube puoi vedere un servizio del Tg1 sulla guida dei prodotti a chilometri zero a Lecce.













